Ebbene sì, non esiste una data certa per definire l’origine della musica, quello che possiamo dire è che ciò dipende dall’interpretazione che vogliamo dare al termine. Il concetto di musica come “armonia“, insieme di suoni caratterizzato da precisi canoni estetici nasce nell’antica Grecia, e otterrà un enorme sviluppo con la teoria di Pitagora, che diede una definizione dell’attuale concetto di intervallo.Quest’oggi il nostro viaggio si focalizza su tempi molto più remoti, che risalgono all’origine del genere umano.

Veniamo trasportati a circa 400.000 anni fa. Dove ci troviamo? Intorno a noi si estende la prateria, l’erba alta ci sfiora dolcemente le gambe. In lontananza scorgiamo un fiume, che scorre lento, ritmico, cadenzato. All’orizzonte si estende una grande foresta di querce, mentre il sole illumina questo ambiente nuovo, incontaminato e selvaggio. La nostra curiosità viene attirata da alcune voci in lontananza. Non riusciamo a distinguere le parole. Ci appaiono come suoni indefiniti, a noi incomprensibili. Ci troviamo probabilmente in prossimità di un gruppo di cacciatori-raccoglitori, intenti a procacciare il cibo per le proprie famiglie. A dir la verità, il concetto di aggregazione era leggermente più complesso rispetto a come lo intendiamo oggi. Gli uomini paleolitici vivevano suddivisi in tribù, piccoli nuclei che variavano dai 20 ai 50 individui, strutturati per proteggere e mantenere il legame di parentela. Sarebbe più opportuno parlare di famiglie allargate, nomadi, caratterizzate di base da una struttura flessibile. Un gruppo poteva sciogliersi o comporsi in poco tempo. In questo senso la “famiglia” era la propria tribù, caratterizzata da un grande spirito di condivisione. Del resto, la nascita della musica è facilitata da queste prime forme di aggregazione sociale. I gruppi erano nomadi, si spostavano a seconda della necessità di risorse naturali o dei cambiamenti stagionali.

I suoni che udiamo hanno un qualcosa di musicale. Hanno una loro intonazione, una loro bellezza. È molto interessante scoprire come le origini della musica siano così legate alla sopravvivenza. La musica, perché, ebbene sì, non possiamo ancora trattare di un vero e proprio linguaggio parlato, consentiva a chi la metteva in pratica di trovare uno specchio nella persona altrui, con cui confrontarsi. Era  possibile altresì trovare approvazione o entrare in conflitto con l’altro, tutto sulla base di un suono. È molto interessante notare come la società sia così influenzata dalla musica. Questa infatti non era solo un passatempo, ma aveva un ruolo sociale, rituale, identitario e comunicativo. La caccia era naturalmente una delle principali attività comunitarie, e quindi una di quelle in cui possiamo apprezzare di più il ruolo importante della musica. Il suono era magico, ma non nel senso lato del termine. Quando parliamo di magia, nel paleolitico, parliamo di cerimonie, riti e credenze che caratterizzavano e scandivano la vita della società. La musica consentiva lo scambio culturale, l’interazione, lo sviluppo cognitivo. Di sicuro la caccia in gruppo richiedeva grande abilità di anticipazione ritmica e coordinazione motoria, e in questo i balli e i canti permettevano di sviluppare tali abilità fondamentali. La musica era inoltre un linguaggio universale, o meglio, universalmente compatibile e comprensibile. Ogni tribù aveva il proprio codice musicale, la propria espressione e il proprio modo di comunicare. Tale codice musicale non era probabilmente comprensibile alle altre tribù, ma veicolava pensieri, sentimenti, e così poteva costituire un codice di riconoscimento tra le tribù medesime. Nel frattempo, immersi nelle nostre riflessioni, non ci siamo accorti come si sia fatta sera. Ci addentriamo nella foresta e, camminando tra gli alberi, non udiamo alcun suono. Anche il silenzio è musica. E’ capacità di ascoltare e di essere ascoltati. Ci troviamo ora di fronte a una caverna. Dinnanzi a noi brucia un fuoco attorno al quale troviamo piccoli strumenti in osso e pietra. A cosa potranno mai servire? Ne afferriamo uno. Percepiamo la leggerezza, la durezza e il materiale liscio. Posiamo il piccolo strumento. Scegliamo di farci da parte, nascondendoci nella vegetazione vicina. Attendiamo. Tempo dopo, esce dalla grotta un piccolo gruppo di individui, meno alti di noi, dalla fronte bassa e gli occhi dallo sguardo vivace. Li vediamo prendere in mano gli strumenti in osso che ci hanno incuriosito prima, e utilizzarli per fare musica. Una musica diversa dalla nostra, caratterizzata dalla ripetizione ritmica, che coordina i movimenti della danza. Il suono si accompagna a canti primitivi, ma pieni di espressività. La musica è ipnotica, e realizzata con strumenti essenziali, ma capaci di colore proprio. Troviamo una grande alternanza tra suoni forti e più deboli, tra silenzio e rumore. La musica è più legata all’emozione che all’estetica e il volume diventa parte integrante dell’espressività del suono. Rispetto a oggi troviamo una maggiore attenzione alla funzione piuttosto che alla forma. Il canto è monofonico (la polifonia verrà introdotta solo nel periodo dell’Alto Medioevo). La simbologia assume un ruolo fondamentale nella musica. Simbologia è la capacità di dare forma a quello che sappiamo per coniare qualcosa di nuovo, riassumendo le nostre conoscenze in un atto, in un oggetto o in una raffigurazione (o in una nota) che rappresenta una trasposizione del nostro essere e dei nostri sentimenti. Questo è ciò che ci avvicina a quegli individui, ciò che caratterizza quanto abbiamo in comune.


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