Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, e per chiedere aiuto occorre prima accettarci per come siamo. Nascondendo a noi stessi ciò che ci caratterizza, non riusciremo mai ad esternare ciò che ci fa sentire “goffi” o “fuori posto”. L’idea di alienazione è centrale nel testo del brano, intesa come sentimento che porta a non riconoscersi e a non sentirsi in grado di comunicare. Il brano ci porta, nel contesto sociale odierno, a riflettere sulla tematica della comunicazione. Comunicazione che risulta possibile solo se effettuata su un piano di parità, dove tutti siamo unici e diversi. Ciò non va però inteso come individualismo. Essere umani prevede proprio la condivisione, lo spirito di sana empatia che porta a restare uniti di fronte alla difficoltà.

“I can still remember

Me and Miss November Rain

Always so inclined

Colouring outside the lines”

L’idea di “colorare fuori dalle righe” è un simbolo di come la vita appaia al pari di una tela bianca, o meglio, un disegno monocromatico dai contorni definiti, che tocca a noi riempire con il colore delle emozioni, e, talvolta, della follia. Ciò è sintomo dell’essere umano. Quello che definiamo “essere stravaganti” è in realtà un fenomeno di espressione di sé, non qualcosa da interpretare, ma semplicemente da leggere. Questa è l’empatia. La “lettura”, imparziale ma colma di sentimento, delle emozioni altrui. La totale disposizione all’aiuto, all’ascolto incondizionato. Nel momento in cui qualcuno ha bisogno di sostegno, occorre cercare di osservare il mondo da una prospettiva diversa, superando divergenze e sentendosi parte di un unico gruppo, quello dell’umanità. Un gruppo che tenderà a stratificarsi contro la nostra volontà. Il nostro ruolo non è quello di annullare tali differenze, ma di osservarle e di trasformarle in fonte di unione. Ciò appare impossibile, ma spesso sono proprio le divergenze d’opinione e sentimentali/emozionali che caratterizzano un gruppo come sviluppato, progredito e aperto. Sta a noi interpretarle non come muri tra categorie, ma come ponti tra persone. Tra esseri umani.

“Sometimes I’m in a room where I don’t belong
And the house is on fire and there’s no alarm
And the walls are melting too
How about you?”

La prima parte del ritornello ci apre alla tematica della condivisione. L’affrontare le sfide in modo comune e comunitario, ma allo stesso tempo personale e diverso per ognuno. Il dialogo è un elemento fondamentale in una società, e rappresenta uno degli elementi imprescindibili alla base del progresso. L’incendio citato nel testo, che scioglie i muri della stanza, è la forza del cambiamento, il pericolo, la novità non necessariamente in senso positivo, che ci mette però di fronte ai limiti che ci poniamo, per insegnarci ad abbatterli. L’assenza di un’allarme, di un aiuto, è un chiaro invito alla capacità di mantenere le proprie qualità di essere umano anche nelle situazioni che tendono a farci dimenticare la nostra natura. Il passato e il futuro si intrecciano, si fondono nel presente. Nei nostri pensieri, nelle nostre azioni. Creiamo eterocronie ed eterotopie, nel senso etimologico dei termini. Ci troviamo improvvisamente in un altro tempo e in un altro luogo, che trovano però realizzazione nel qui e ora. Sta a noi costruire il nostro percorso, fondendo la nostra personalità con quella altrui, entrando in una dimensione metafisica dove non esiste più solo il singolo individuo, ma anche la collettività. Quella vera. Un gruppo dove ognuno presenti una propria autenticità, dove ci sia confronto, esternazione dei propri sentimenti, e, soprattutto, accettazione. Non rassegnazione, ma comprensione reciproca dei pregi e “difetti” dell’altro. E’ così che si rende possibile abbattere le gerarchie. Tutti siamo solo di passaggio. E la già citata comprensione reciproca è l’elemento che ci permetterà di lasciare un’impronta positiva nella società. Un progresso costruttivo, fondato sull’apparente follia. Follia che si rivela qualcosa di magico.


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