Un brano la cui fama certamente lo anticipa. Capolavoro del duo musicale statunitense The Black Keys, “Gold On The Ceiling” è un brano che coniuga influenze anni ’60 con un ritmo quasi glam rock. L’utilizzo dell’organo (possiamo ipotizzare un Farfisa o un Vox Continental) distorto tramite un amplificatore per chitarra dona al brano quel carattere “fuzzy” che lo contraddistingue. Circa il sound dell’album (El Camino), il produttore ha raccontato in un’intervista come volesse far suonare la band “come se stessero suonando in un garage degli anni ’70, ma registrati nel 2011”. Per questo scelse strumenti analogici e vintage (Farfisa, Mellotron, chitarre Gibson Les Paul, ampli Fender Tweed).

Ma focalizziamoci sull’uso del fuzz. Personalmente, l’effetto in questione, ottenuto generalmente tramite due o tre transistor al germanio (nel sound anni ’60) o al silicio combinati con la scarsità (o assenza) di filtri in uscita, è uno dei più interessanti del mondo rock. Il fuzz, infatti, è un mirabile esempio di fusione tra psicoacustica e percezione estetica del suono. L’altissima densità di armoniche e la conseguente ricchezza di frequenze medio-alte – che sono quelle a cui il nostro cervello è più sensibile, poichè sono le stesse della voce umana e corrispondono ai toni di allerta che attivano l’attenzione – porta il nostro cervello a interpretare quel sound come qualcosa di “urgente e vivo”. La lieve dissonanza introdotta dal fuzz, inoltre, genera dopamina, essendo percepita dal nostro cervello come contrasto tra “disordine” (le sonorità del fuzz) e “ordine” (il groove e la melodia).

Interessante anche la scelta del riferimento al mondo vintage. Ci troviamo in un periodo (quello del 2011) in cui forse non si riscontrava il degrado a livello musico-emozionale di oggi, ma, nonostante questo, la scelta di un “ritorno alle origini” rende il brano quanto mai attuale. La voce di Dan Auerbach, elaborata attraverso l’utilizzo di un leggero riverbero che crea, appunto, la risposta in frequenza di un “garage anni ’70”, è sottolineata nel ritornello da cori femminili (o in falsetto?), un chiaro riferimento al mondo soul. La ritmica, quasi sincopata (o comunque con un leggero shuffle), dona al tutto un tocco umano, quasi volto al raggiungimento della perfezione armonica (e qui utilizziamo il termine “armonica” non in senso strettamente musicale) tramite l’”imperfezione “.

Occorre inoltre spendere una parola sul mix. La disposizione stereofonica dei suoni non è particolarmente ampia, ma molto ben calibrata. La chitarra si sposta da destra (nell’intro e nella strofa) a sinistra (nel ritornello), creando nel chorus una piacevole alternanza (schema di “domanda-risposta”) con l’organo.

Passiamo al testo. Il brano presenta interpretazioni controverse, ma, in linea generale, possiamo parlare di una metafora del mantenimento della propria identità, del senso di protezione e della necessità di introspezione. Il tema della resilienza si fonde con quello, quantomeno opinabile e oggetto di contrasto, del materialismo. Quel senso di rabbia e angoscia contrasta con il tema dell’amore. Come il fuzz crea sonorità distorte, anche la fama dà vita ad alterazioni della percezione della realtà. L’”oro sul soffitto” è simbologia (o, per meglio dire, allegoria) del tesoro che tutti noi custodiamo interiormente, che può essere caratterizzato da beni concreti o astratti, senso di materialismo o emozioni. Il brano è un messaggio, o una trasposizione in musica, rivolto e relativo al mondo di oggi, con la cupidigia che prevale sull’affettività.

Chiudo questa “recensione” (alquanto amatoriale) con una nota circa la stesura di quest’articolo. Durante la ricerca iniziale, in particolare relativa al significato di “Gold On The Ceiling”, mi sono imbattuto in una risposta generata dall’intelligenza artificiale, che, in questo caso, non si è dimostrata capace di elaborare un pensiero. Ho letto infatti di un’interpretazione del testo completamente distorta, basata su tematiche esplicite. Una lettura (che non possiamo nemmeno definire “personale”) in chiave negativa e dissacrante di un testo controverso ma innocuo, dal messaggio positivo e privo di tutta quella carica di negatività che gli è stata in quel momento attribuita.


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