Quest’oggi ci occupiamo di un’assoluta novità. Il nuovo singolo “Searchlight” degli Shinedown, uscito lo scorso 18 novembre, ci racconta di una storia di ricerca della propria identità. Un viaggio di riscoperta della propria indipendenza, simboleggiato dalla metafora di una nuova anima che cammina lungo una strada antica. Questo apre a importanti riflessioni circa il concetto di antichità e di tempo trascorso. Il brano ci porta all’interpretazione di un messaggio di libertà. Libertà dalle aspettative altrui, libertà di trovare la propria strada, anche se questo dovesse significare sofferenza. Ritengo come durante il nostro percorso di crescita sia fondamentale trovare la propria via. Trovare quel posto nel mondo in grado di farci sentire realmente felici. Ad oggi, in un mondo dove l’identità personale è sopraffatta dalla conformità ad un modello di pensiero unico, che schiaccia le libertà personali e nega i più fondamentali diritti. Il protagonista ci racconta di non riuscire a trovare un posto stabile, una terra solida su cui poggiare i propri piedi. Le rovine di ciò che è stato lo circondano e lo tormentano. Nessuno gli ha insegnato a lasciare andare. Lasciare andare le sofferenze, tutto ciò che sembra ostacolarlo e impedire il suo processo naturale di crescita. Tutto ciò si affianca al tema dell’amore ed il rapporto vissuto in modo talmente viscerale da risultare una dipendenza. Durante il ritornello, impostato come un monologo, il protagonista dice di non necessitare di un faro che lo guidi. Ora corre libero, rifiuta i piani altrui senza sfuggirne. Ciò apre a riflessioni circa il viaggio, percorrere praterie sterminate senza l’idea di dove andare. Senza destinazione alcuna, privi di ogni solido appiglio. Oggigiorno, ci ritroviamo spesso a fuggire dalle nostre responsabilità, ad affidare le nostre facoltà e i nostri diritti ad un sistema che pensa per noi. Di tutto ciò che ci ha ostacolato ora rimangono solo ragnatele che si intravedono nell’oscurità. Ragnatele che sembrano intrappolarci, in un ultimo tentativo di negarci uno dei diritti a mio parere fondamentali: l’identità. Tutto il testo è incentrato, come già accennato, sul tema della libertà. Ma cos’è la libertà? Forse il banale sentirsi sicuri? Protetti? A mio avviso, ciò non costituisce la vera felicità. Libertà è assumere le proprie responsabilità, ammettere i propri errori, e affrontare l’oceano. Le nostre sicurezze diventano un’isola. Un’isola che sta affondando, pronta a portarci nelle profondità delle acque. È nostra necessità, e in un certo senso dovere, salire sull’imbarcazione della vita e salpare verso nuovi orizzonti. Nonostante il senso di smarrimento possa sembrare attanagliarci, l’orizzonte è sempre lì, pronto ad accoglierci e a ricongiungerci. Il viaggio della vita è un percorso verso l’ignoto, durante il quale apprendiamo cosa sia il vero bene. Il testo del brano di oggi si collega secondo me alle interpretazioni filosofiche di saggi quali Socrate, aprendoci infatti a riflessioni circa la reale origine del bene. Esso nasce forse dalla conoscenza? Dall’irrazionalità? O forse dal continuo apprendimento? L’esistenza è un’avventura, durante il quale dobbiamo mettere in atto la nostra dote migliore: la capacità di riflettere. E con riflettere, non alludo al concetto concreto di intelletto umano. Mi riferisco invece alla capacità di empatia, di identificare e riconoscere quel legame che ci unisce e ci guida verso la meta della nostra vita. E in questo l’indipendenza gioca un ruolo fondamentale. L’amore legherà sempre tutti noi in quanto esseri viventi, e ci accompagnerà in questo doloroso ma costruttivo percorso. Affrontare le difficoltà può essere duro, faticoso e talvolta destabilizzante. Ma ci aiuta a crescere. Trovare l’indipendenza non significa tagliare i ponti, ma costruirne di più solidi. Chiudo quest’articolo invitandovi a commentare ed esprimere il vostro parere. Alla prossima!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *