Il nostro viaggio ci porta nel VI secolo a.C. Camminiamo tra i campi coltivati a grano, passeggiamo lungo i filari delle viti. Accaldati, ci sediamo all’ombra di un maestoso ulivo. Il suo tronco nodoso ci racconta di storie lontane, antiche di almeno cent’anni. Rapiti dalla poesia della natura, ci raggiunge una musica lontana. Incuriositi, procediamo lungo il sentiero, inebriati dal profumo dei piccoli, succosi frutti in via di maturazione. Gli alberi fanno cornice ad un viandante, che ci delizia con la sua musica di lira. Seduto sotto la folta chioma, con fare stanco e sapiente al contempo, muove le dita sullo strumento facendo trasparire tutta l’esperienza acquisita con gli anni. La sua voce accompagna la melodiosa composizione, parlandoci di gesta di eroi lontani, creature mitologiche e antichi precetti. L’aedo ci richiama per narrarci le gesta del coraggioso Achille. Noi ascoltiamo interessati, e cogliamo tutta l’intensità della narrazione. Vorremmo restare ad ascoltarlo oltre, ma dobbiamo procedere lungo il nostro cammino. Le parole del cantore diventano sempre più lontane, fino a trovarci di fronte a mura monumentali. Tastiamo la superficie, percepiamo la pietra liscia al tatto. Rimaniamo colpiti dalle torri maestose e dalle porte imponenti. Entriamo. Percorriamo il viale principale. Siamo attratti da templi in lontananza. All’improvviso dobbiamo scostarci, per lasciare il passaggio ad un carro che trasporta merci. Oggetti in metallo, stoffe e prodotti delle coltivazioni. Una voce ci grida di farci da parte. Noi imbocchiamo un piccolo sentiero, incontrando dei bambini. Sono intenti a far rotolare sfere di terracotta, come biglie. Alcuni le fanno rotolare, altri le lanciano. La loro spensieratezza allieta l’animo. Vediamo, accostata all’ingresso di un’abitazione, una cesta piena di fichi. Un ragazzino, ingolosito, ne prende uno. Una voce femminile, forse la madre, lo rimprovera, interrompendo il canto che accompagnava le faccende domestiche. Giungiamo in un’area appartata, isolata dal fervore dei quartieri. Entriamo in una corte, immersa nel verde della natura. Si avvicina a noi un anziano, vestito con una tunica lunga e larga, di lino, senza decorazioni vistose o colori sgargianti. Tutto rimanda ad uno stile semplice e sobrio. L’uomo ci consente eccezionalmente di addentrarci. Possiamo udire una musica, differente da quella suonata dal viandante incontrato prima. Ci invita ad avvicinarci.
“Ascoltate, o giovani forestieri. L’armonia celeste risuona dentro di noi. Attraverso la musica, che riunisce in sé spiritualità, filosofia e matematica, possiamo comprendere il cosmo. Contemplate la perfezione dei numeri, principio primo e fondamento di ogni cosa. Così come le corde della lira vibrano in rapporti precisi, così il cielo si muove secondo leggi immutabili, intrecciando melodie che l’anima saggia può udire. Suoni perfetti rispettano precisi canoni, sono espressione di proporzioni rappresentabili con numeri interi semplici. Le corde della lira vibrano in lunghezze che si rapportano tra loro secondo numeri semplici, come 2 a 1, 3 a 2, 4 a 3. Questi rapporti non sono casuali, ma riflettono l’ordine perfetto che governa ogni cosa.”
“Come può un numero trasformarsi in suono?” chiediamo
“Il numero è la sostanza invisibile e immutabile del mondo. Attraverso di esso, possiamo scoprire i segreti del cosmo. La musica è un ponte tra il visibile e l’invisibile, un mezzo per avvicinarsi alla verità. Le scale armoniche sono la mappa segreta dell’universo, e chi le comprende può avvicinarsi all’armonia dell’anima e del cosmo stesso.”
Noi siamo rapiti da queste parole, vorremmo stare ad ascoltarlo per ore. Ma dobbiamo andare. Ricordiamo che l’uomo non si è presentato. Una vaga memoria pervade la nostra mente. Sarà forse Pitagora?” Intorno a noi si stanno radunando piccoli gruppi di adolescenti, che, guidati dai maestri, studiano le arti. La scuola pitagorica è strutturata in gruppi, affidati ai rispettivi docenti, che illustrano i misteri del mondo attraverso lo studio della filosofia, matematica, e, ovviamente, la musica. Enorme è il contributo dato dai pitagorici al mondo della matematica, dimostrando l’intenso legame tra l’applicazione dei principi numerici e la bellezza. La bellezza delle note, la giustapposizione di toni differenti che, con contrasti e sinergie, ci fanno riscoprire emozioni anche dimenticate. Lasciamo Crotone e ci imbarchiamo su una nave presso il porto naturale. La brezza del mare ci guida. Direzione: Atene.
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