Lasciamo il porto di Crotone. Affrontiamo dodici giorni di viaggio via mare. L’acqua è calma, nel cielo neanche una nube, la rotta è sicura e l’equipaggio è esperto. Durante la nottata, i compagni di viaggio intonano canzoni brevi, conviviali, che allietano il magro pasto. I temi d’amore e poetici si alternano ad altri malinconici che ricordano la patria e la famiglia lontana. E’ interessante notare come alcuni marinai eseguano canti che hanno tratti superstiziosi, come per propiziare il viaggio. In un momento di apparente silenzio, dove si ode solo il rumore delle onde del mare che dolcemente si infrangono contro lo scafo della nostra imbarcazione, ci coglie di sorpresa un canto soave, che narra di gesta eroiche. E’ intonato da un musico, che in cambio di vitto e trasporto delizia i passeggeri e l’equipaggio con la sua narrazione.

La notte comincia a cedere lentamente. Il cielo scurissimo si attenua in un blu profondo, poi vira al cobalto. Sul confine dell’orizzonte appare una striscia rosata, sottile, quasi timida. A poco a poco, i colori si sovrappongono: oro pallido, rosa tenue, pesca, azzurro lattiginoso. Le nuvole si tingono di fuoco e rame, bordate dalla luce del sole nascente. Mentre tutti noi siamo colpiti da questo suggestivo spettacolo della natura, quasi senza rendercene conto, l’imbarcazione attracca al porto del Pireo. E’ uno scalo naturale con tre insenature principali. Noi approdiamo nel Cantharos, il porto commerciale. Qui attraccano navi cariche di grano, olio, vino, legname, metalli. Uffici doganali, botteghe, quartieri cosmopoliti. Tutto rimanda alla laboriosità di una società in via di sviluppo. Camminando tra gli edifici, ci troviamo di fronte al Santuario di Zeus Soter e Atena Soteira, protettori del porto. Sentiamo un canto. Ci voltiamo. In lontananza vediamo una processione, dedicata alle due divinità, che intona inni e peani. Canti corali, in metro dorico, rivolti agli dèi in funzione di salvatori. Sono solenni, e vengono accompagnati dall’aulos o dalla lira. Nei canti processionali, poi, composti appositamente per l’occasione, i cittadini, sacerdoti e musici, cantavano in coro alternando versi e responsi.

Lasciato il fermento del porto, vediamo allontanarsi la processione. Giungiamo ad Atene. La città ci appare imponente, ancora in via di sviluppo, ma con un alto potenziale. Le mura circondano il complesso urbano, quasi a celare e proteggere un piccolo mondo appartato dalla realtà. Un vociare ci giunge all’orecchio. Osserviamo un viavai di merci e persone che entrano ed escono dalla porta principale. Ceramiche attiche, olio d’oliva, prodotti artigianali. Ma anche grano, sale del Mar Nero e metalli. La città è un crocevia di commerci, e per le sue strade irregolari transitano ogni giorno semplici cittadini, mercanti, e agiati governanti. Ci facciamo strada tra la folla. In lontananza possiamo già scorgere una piccola altura, la cui sagoma si staglia d’innanzi alla luce del sole ora alto nel cielo. L’acropoli.

Immersi nelle nostre osservazioni, ci addentriamo in quel vero e proprio melting pot di culture. Percorriamo una strada polverosa, scostandoci di tanto in tanto per lasciare il passaggio a carri trainati da animali da soma, carichi di pesce e formaggi portati al mercato. Tutto è pervaso da un pungente odore di olio e incenso. Mentre scuotiamo le nostre vesti dalla polvere sollevata dai carri di passaggio, scorgiamo un mercante che trasporta tessuti. E’ vestito con una tunica rosso porpora. Probabilmente proverrà dalla Fenicia. Proseguiamo.

Passa un carro pieno di anfore colme di olio d’oliva. Noi siamo incuriositi dal fermento dei presenti. Scorgiamo un commerciante del luogo che trasporta oggetti preziosi. Ci avviciniamo e domandiamo il motivo di tanto entusiasmo. Egli ci risponde:

“È questo un anno fuori dall’ordinario: le anfore d’olio, dono della dea, saranno destinate ai trionfatori della gara musicale che si terrà in occasione delle Panatenee maggiori.”

“Dicci, gentile amico, dove avranno luogo?”

«Come da tempo immemorabile, la festa abbraccerà l’intera città. La processione partirà dall’agorà, attraverserà le vie sacre, e salirà fino all’Acropoli, dove il peplo sarà offerto ad Atena. Le gare si terranno nel ginnasio e nel teatro, mentre i concorsi musicali si svolgeranno presso il tempio di Dioniso. È là che i vincitori riceveranno le anfore d’olio, dono della dea.»

Ringraziamo e ci dirigiamo presso il tempio di Dioniso. Si trova in una zona esterna all’area abitata, lungo l’altura sopra la quale si trova l’Acropoli. Un viavai di poeti e musici si accinge a prepararsi per la prova, ognuno con lo scopo di aggiudicarsi l’ambito premio. La competizione ha inizio. La musica eseguita ha caratteristiche differenti dalla nostra. E’ monodica, unita a poesia e danza. Interessante notare gli strumenti. Gli antichi greci suonavano l’aulos, dal timbro penetrante, acuto e potente, la lyra e la kithara, dal suono dolce, melodioso e meditativo. Il ritmo era guidato dalla metrica poetica, non dalla divisione in battute. Le forme erano legate a schemi lirici, spesso accompagnate da danze rituali o coreografie. La musica è in modo ionico. Le progressioni si basavano sui tetrachordi, intervalli (nel modo ionico) di tono-tono-semitono. Si utilizzava una successione di due tetrachordi diatonici. La scala completa prevedeva i seguenti intervalli: semitono – tono- tono- tono – semitono – tono – tono.

L’ambiente è solenne, con pubblico composto da cittadini, magistrati e sacerdoti. Si alternano musici che eseguono pezzi originali ed altri che propongono inni sacri o composizioni epiche. Ogni esibizione dura qualche minuto. I musicisti mostrano abilità tecnica, espressività, rispetto e conoscenza delle regole del modo musicale scelto. La giuria è composta da cittadini ateniesi scelti per la loro esperienza e autorità. Notiamo come valutino criteri molto simili a quelli odierni.

  • Purezza e intonazione della voce
  • Tecnica strumentale
  • Fedeltà al modo musicale e alla metrica poetica
  • Capacità espressiva e coinvolgimento emotivo
  • Originalità (specialmente per improvvisazioni o composizioni nuove)

Vicino a noi sono seduti dei giovani. Notiamo la compostezza, l’attenzione, il silenzio. I greci, infatti, consideravano l’ascolto della musica e della poesia parte della paideia, l’educazione, e della religione. Ci sentiamo immersi in un’esperienza collettiva, vissuta in modo empatico e partecipativo. Una donna anziana sussurra a un giovane: «Ascolta il primo arpeggio. Se ti entra nel cuore, non scordarlo: forse questa melodia sarà quella che vincerà l’anfora.»


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